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LO STABILIMENTO ENOLOGICO FRATELLI VISOCCHI

Questa realtà nata nel 1868 dall’esperienza dell’azienda agraria dei fratelli Visocchi, iniziò dalla crescita produttiva segnalata intorno al ventennio postunitario sui poderi di Atina, Gallinaro e Sant’Elia Fiumerapido.
Pasquale Visocchi nel 1860 impiantò varietà di vitigni prestigiosi come i Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot noir, Syrah, Malbec, e Gamay, tutti a bacca scura; Sèmeillon, Sauvignon blanc, Pinot blanc, Roussane de France, tutti a bacca bianca.
Già dal 1850 egli aveva iniziato la difesa della vite dall’oidio (fungo parassita della vite) mediante solforazione, e migliorò i vitigni indigeni a bassa gradazione introducendo i vitigni francesi. Prima ancora che vi fosse sentore di filossera (1868), i vigneti impiantati dettero ottimi risultati poiché il clima e il terreno della valle erano e sono tuttora, adatti alla viticoltura; infatti, nonostante la famiglia avesse terreni anche in Puglia e in località Campane, la nostra zona così ben studiata ed apprezzata dall’agronomo, si defilò come unica fonte qualitativamente valida per la produzione di vino. Nel podere di San Michele, località di primo impianto (poi Boccia, Chiusanova, Spineto, Forme, Pontenuovo, Camporotondo, Sode, San Lorenzo, ….), si orientò tutta l’analisi dell’evoluzione storica dei vitigni e, la stessa denominazione data all’imbottigliamento, rivelò la passione per questa fascia di terra.
La direzione tecnica dell’azienda fu affidata a due esperti agronomi, Silvestro Fortuna di Atina e Carlo La Marca di Sant’Elia Fiumerapido (laureato presso l’Università Agraria di Portici) che, per l’eccellente conduzione svolta nei vari anni di attività, procurarono all’erede Comm. Giuseppe Visocchi, una Medaglia D’Oro del Ministero dell’Agricoltura dal sottosegretario Prof. Maniscalchi (1923).

Oltre alla Cantina Visocchi, i primi produttori di vino del 1862 ottennero qualità discrete (Alfonso Visocchi, Pietro Vassalli, Famiglia Marrazza, Giuseppe Fortuna, Giacomo Caira), ma la grande esperienza imprenditoriale di Pasquale superò ogni concorrenza e, oltrepassando i confini dell’Italia, conquistò l’Inghilterra, la Germania, il Canada e l’Australia. Il vino era servito anche nei lauti pasti delle navi da crociera che, approdando in paesi lontani, contribuirono alla popolarità del Sammichele.

Un passo decisivo della famiglia, poi, fu quello relativo alla scelta degli enologi provenienti da Conegliano Veneto, la cui scuola enologica, famosa meta dei Visocchi, dimostrò gran competenza e professionalità.

La cantina produceva circa 4000 quintali d’uva ed era dotata d’alcuni vani particolarmente adatti all’invecchiamento perché completamente bui; conteneva botti d’enormi dimensioni (100 ettolitri e oltre) e torchi di circa 2/3 metri di diametro, macchine per la pigiatura e sgranellatura (una è ancora visibile oggi e contiene meccanismi particolari per permettere il getto continuo), strumenti per l’imbottigliamento come botti piccole da trasporto e varie bottiglie di vetro, scaffalature e carte stampate per l’etichettatura.

Nel 1940, l’ingegner Guglielmo Visocchi ottenne il decreto di riconoscimento del vino tipico;
nel 1954 gli fu consegnata una Medaglia d’Oro della Camera Di Commercio di Frosinone per l’opera svolta dalla Famiglia in campo enologico.
Purtroppo però, la ditta non riuscì a superare ampiamente la crisi dovuta alle distruzioni di molti vitigni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, vanificando così tutti gli sforzi di circa cento anni di studi e lavoro. Nel 1953 iniziò il frazionamento del latifondo con la vendita dei terreni a coloni e affittuari, e la chiusura definitiva delle cantine che diventarono rimesse private.
Va detto, in ogni caso, che la passione per l’enologia della valle è sempre rimasta radicata all’esperienza di questo stabilimento, cui va riconosciuto un particolare ringraziamento per aver considerato la peculiarità e la generosità delle nostre amate terre, per aver incentivato un’industria legata alla produzione agricola e, soprattutto per l’encomiabile dedizione dimostrata oltre gl’interessi economici personali, curando anche l’aspetto culturale di una materia così complessa come quella relativa al vino. Basti pensare, ad esempio, che già dagli anni Trenta l’amministrazione Visocchi inaugurò feste per la vendemmia e fiere per l’assaggio dei vini, realizzando un circuito di rapporti nazionali premonitori di una necessità commerciale oggi molto apprezzata.